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Quali sono gli standard di biosicurezza dell’OMS per i laboratori?

Cos’è la biosicurezza in un laboratorio di microbiologia? L’OMS intende per biosicurezza l’insieme di norme e misure destinate a proteggere la salute del personale dai rischi biologici, chimici o fisici a cui è esposto durante lo svolgimento delle proprie funzioni. Allo stesso modo, l’organismo estende il concetto di biosicurezza anche ai pazienti e all’ambiente stesso. […]

Autor:
Roberto Navarro
Lectura:
9 min

Cos’è la biosicurezza in un laboratorio di microbiologia?

L’OMS intende per biosicurezza l’insieme di norme e misure destinate a proteggere la salute del personale dai rischi biologici, chimici o fisici a cui è esposto durante lo svolgimento delle proprie funzioni. Allo stesso modo, l’organismo estende il concetto di biosicurezza anche ai pazienti e all’ambiente stesso. La biosicurezza nel laboratorio di microbiologia si basa quindi su una serie di norme create per la prevenzione dei rischi.

È proprio questo elemento di potenziale pericolosità a rendere indispensabile disporre di una serie di norme in materia di biosicurezza che i laboratori e altre installazioni simili possano applicare per cercare di garantire al massimo la sicurezza, sia del personale che delle altre persone. L’OMS, come organizzazione internazionale per eccellenza in materia di salute, ha quindi ritenuto suo dovere stabilire una normativa in grado di soddisfare questo scopo.

L’importanza della biosicurezza per l’OMS

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) è diventata un organismo di grande attualità a seguito della crisi del coronavirus, ma gestisce politiche di prevenzione, promozione e intervento internazionale in materia di salute fin dal 1948. La sua attività riguarda anche la protezione dei professionisti, per cui oggi ci concentreremo sulle norme di biosicurezza in laboratorio promulgate dall’organizzazione diretta attualmente da Tedros Adhanom.

Il manuale di biosicurezza nei laboratori dell’OMS

Portando il concetto di biosicurezza nel mondo del laboratorio, l’OMS ha già pubblicato nel 1983 un “Manuale di biosicurezza in laboratorio”, destinato a fornire “orientamento pratico sulle tecniche di biosicurezza ai laboratori di tutti i livelli”. Da allora, il testo ha costituito il manuale di riferimento per quanto riguarda i “pilastri fondamentali della biosicurezza in laboratorio”: le tecniche microbiologiche appropriate e il corretto uso delle attrezzature di biosicurezza da parte del personale.

Tuttavia, il passare degli anni, i diversi progressi tecnologici e l’evoluzione del mondo in cui viviamo (globalizzazione, comparsa di nuove malattie e nuove minacce) hanno reso necessario che l’OMS rivedesse e ampliasse il proprio testo. In questo modo, nel 2005 è stata pubblicata una terza edizione del “Manuale di biosicurezza in laboratorio”, con l’intenzione che “continui a servire da stimolo affinché i paesi implementino programmi di sicurezza biologica e codici di pratiche nazionali per la manipolazione senza rischi di materiale potenzialmente infettivo”.

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Norme di biosicurezza di un laboratorio

Per quanto riguarda l’igiene, esiste una lunga serie di linee guida da seguire, come raccogliere i capelli se sono lunghi, non mangiare nelle installazioni, avere sempre mani e indumenti puliti e disinfettati o tenere sempre isolata qualsiasi ferita o mezzo di inoculazione diretta con l’esterno.

Un altro punto chiave per preservare la biosicurezza nel laboratorio di microbiologia è la creazione di un piano d’azione e di norme di protezione contro i prodotti chimici. A tal fine, la prima cosa da fare è un’identificazione ed etichettatura di ogni prodotto chimico, in modo che non possa mai verificarsi un errore o una confusione di materiali durante l’esecuzione di qualsiasi pratica.

Inoltre, è necessario disporre di una rigorosa scheda di sicurezza, in cui siano specificati i rischi che tale materiale comporta per la salute e l’ecosistema, unitamente a un manuale di trattamento di tale componente.

Occorre anche tenere presente che ogni elemento utilizzato in laboratorio ha a sua volta una serie di misure che ne gestiscono l’uso sicuro. Come norme generali si può trovare che non si devono mai collocare apparecchi in zone di passaggio, è vietato l’uso di apparecchi elettrici in zone umide o mal isolate e vi è l’obbligo di segnalare qualsiasi attrezzatura che raggiunga temperature elevate per evitare incidenti.

Tutte queste misure includono tutti gli strumenti di laboratorio, attrezzature frigorifere, stufe e incubatori, centrifughe, microonde o autoclavi. Allo stesso modo, è di fondamentale importanza avere sempre questi elementi revisionati e puliti prima e dopo ogni utilizzo.

È chiaro quindi che la biosicurezza in un laboratorio di microbiologia è una pratica rigorosa, un processo di precauzioni e norme create per evitare qualsiasi rischio, ma manca ancora un elemento chiave che qualsiasi strategia di biosicurezza necessita: un piano di emergenza.

Se si verifica un imprevisto e le norme precedentemente menzionate falliscono, è necessario disporre di una serie di misure da mettere in pratica in situazioni complicate, come rischi biologici da schizzi o fuoriuscite inaspettate, ingestione involontaria o inoculazione accidentale di materiale potenzialmente pericoloso.

È di fondamentale importanza seguire l’insieme di combinazioni e pratiche microbiologiche specificate nel documento emesso dal Ministero della Salute sulla Biosicurezza nei Laboratori di Microbiologia e Biomedicina, dove si può trovare tutto il necessario in materia di prevenzione dei rischi, nonché tutte le raccomandazioni orientative necessarie.

Barriere di biosicurezza primaria e secondaria

Per prevenire correttamente tutti i rischi che comporta l’attività nel laboratorio di microbiologia, dobbiamo utilizzare una serie di componenti di base denominati Misure di Protezione Primaria. Queste si dividono in funzione del tipo di utilizzo. Le prime sono le Misure di Protezione Individuale, composte da guanti, camici monouso, mascherine per particelle e occhiali protettivi; mentre le Cabine di Sicurezza Biologica formerebbero il secondo gruppo.

Con le misure di protezione primaria in regola, ogni laboratorio di microbiologia deve tenere conto delle Barriere di Sicurezza Secondarie, che non sono altro che una serie di attributi che forniranno un livello superiore di protezione:

Ubicazione del laboratorio: si cerca sempre l’indipendenza e che non si tratti di una zona di transito. Accesso limitato: solo il personale preparato per operare all’interno o chi dispone di un invito speciale deve poter accedere. Segnaletica: il segnale di pericolo biologico deve essere perfettamente visibile, come stabilito dalla normativa. Arredi: devono essere adattati ai cambiamenti di temperatura e resistere alla corrosione chimica. Lavabo: è obbligatoria la presenza di uno all’interno del laboratorio. Pressione negativa: è necessario mantenere una pressione negativa nel laboratorio, per cui, tra le altre cose, finestre e porte devono essere sempre chiuse.

Il livello di rischio biologico secondo l’OMS

L’Organizzazione Mondiale della Sanità fa riferimento nel suo manuale ai pericoli relativi dei microrganismi infettivi, classificandoli in 4 gruppi di rischio utilizzati esclusivamente per il lavoro in laboratorio. Allo stesso modo, i laboratori sono anch’essi classificati per stabilire il loro livello di biosicurezza.

Determinazione del livello di rischio biologico

Gruppo di rischio 1: rischio individuale e della popolazione scarso o nullo.

Gruppo di rischio 2: rischio individuale moderato, rischio della popolazione basso. Si tratta di agenti patogeni che, sebbene possano provocare malattie negli esseri umani o negli animali, hanno poche probabilità di rappresentare un rischio grave per il personale di laboratorio, la popolazione, il bestiame o l’ambiente.

Gruppo di rischio 3: rischio individuale elevato, rischio della popolazione basso. Può causare malattie gravi negli esseri umani o negli animali, ma di solito non si propagano da un individuo all’altro ed esistono trattamenti efficaci.

Gruppo di rischio 4: rischio della popolazione e individuale elevato. Agenti patogeni che provocano malattie gravi, si trasmettono facilmente da un individuo all’altro (direttamente o indirettamente) e per i quali normalmente non esistono trattamenti efficaci.

In questo modo, possiamo vedere che l’OMS definisce il livello di rischio biologico in funzione della pericolosità dei patogeni per il personale, per la popolazione in generale e se esiste un trattamento efficace.

Livello di biosicurezza di un laboratorio

Allo stesso modo, i laboratori si classificano in altrettante categorie in base al loro livello di biosicurezza. Questi livelli si determinano basandosi su una combinazione della progettazione dell’installazione, della sua costruzione, dei mezzi di contenimento di cui dispone, delle attrezzature, delle pratiche e delle procedure di intervento. Ci troviamo quindi con 4 tipologie:

Laboratorio di livello di biosicurezza 1: in funzione delle caratteristiche dello stesso livello di rischio biologico. Laboratorio di livello di biosicurezza 2: se vengono svolti processi corrispondenti a un livello di rischio 2, si considera che si tratta di un laboratorio di biosicurezza di livello 2. Laboratorio di contenimento: livello di biosicurezza 3. Laboratorio di contenimento massimo: livello di biosicurezza 4.

L’OMS mette in relazione i gruppi di rischio con i livelli di biosicurezza nel laboratorio e le pratiche e le attrezzature necessarie per svolgere il lavoro in modo sicuro e controllato. In questo modo, entrambe le classificazioni si completano perfettamente e facilitano il processo di identificazione dei diversi livelli e delle precauzioni da adottare o meno nell’installazione.

In questo articolo abbiamo fatto una breve panoramica sui principi generali delle norme di biosicurezza in laboratorio, secondo il punto di vista e le raccomandazioni dell’OMS. Con tutto ciò, non dobbiamo dimenticare che spetta ai diversi paesi l’applicazione di queste raccomandazioni, nonché altri compiti come la classificazione nazionale o regionale dei microrganismi in gruppi di rischio, per i quali l’Organizzazione Mondiale della Sanità fornisce anche linee guida di classificazione come la patogenicità, il modo di trasmissione o la disponibilità locale di misure preventive efficaci, tra le altre.

Domande sulle norme di biosicurezza dell’OMS

Come definisce l’OMS la biosicurezza?

Il termine “biosicurezza” è definito dall’OMS come le norme e le misure il cui obiettivo è proteggere il personale di un’installazione di qualsiasi tipo dai rischi biologici, chimici o fisici a cui è esposto mentre svolge i compiti e le funzioni associate alla propria posizione lavorativa.

Come faccio a sapere a quale livello di rischio appartiene il mio laboratorio?

Il livello di biosicurezza di un laboratorio si basa sui lavori e sui processi che vi vengono svolti, nonché se vengono utilizzati o coinvolti patogeni potenzialmente pericolosi sia per gli operatori che per l’esterno.

Esiste altra normativa in materia di biosicurezza nei laboratori?

Certamente, oltre alle norme di biosicurezza stabilite dall’OMS che hanno come ambito di applicazione tutto il mondo, i diversi paesi stabiliscono le proprie regolamentazioni in materia. In Spagna, inoltre, occorre anche tenere conto del settore di attività in cui si inquadra l’attività del laboratorio (chimico, ospedaliero, farmaceutico…), poiché può comportare ulteriori requisiti specifici da rispettare.

Autor:
Roberto
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